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Negli ultimi decenni, uno dei sogni collettivi dell’umanità (come la fine della fame e delle guerre nel mondo) è diventato quello di generare energia elettrica senza impatto ambientale, che potenzialmente riesca a porre fine all’uso degli idrocarburi. Le fonti di energia attualmente disponibili non sono riuscite a raggiungere questo obiettivo, a fermarle è soprattutto il costo, troppo alto per sostituire il petrolio.

Ormai da decenni, scienziati e ricercatori stanno sviluppando tecnologie che permettano di sfruttare una fonte di energia che ha assunto tratti mitici: la fusione nucleare. Si tratta di un processo che, attraverso la fusione dei nuclei di due atomi, permette di generare una enorme quantità di energia, ed è lo stesso che avviene nelle stelle. Non va confusa con la fissione sfruttata nelle centrali nucleari, il cui funzionamento è inverso e la cui efficienza è potenzialmente molto minore della fusione.

Il Massachusetts Institute of Technology e la Commonwealth Fusion System adesso ci avvisano: entro 15 anni questo sogno sarà realtà. L’obiettivo che i due enti si sono posti è quello di realizzare un reattore di 100 milioni di Watt di potenza, partendo dall’assemblaggio di magneti superconduttori che dovrà essere realizzato nei prossimi 3 anni.

 Il problema più grave è che, per avere un guadagno energetico accettabile ai fini della reazione, è necessario portare l’idrogeno al quarto stato della materia, che viene raggiunto a 80 milioni di gradi centigradi. Una temperatura in grado di fondere qualsiasi materiale che entrasse in contatto col plasma, cioè la massa di idrogeno a partire dalla quale avviene la fusione. Per questo i “supermagneti” sono fondamentali, per mantenere in levitazione il plasma senza che abbia contatti con una qualsiasi altra massa.

Luca (Carpi)