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L’intervista ad Antonello Pasini e Marco Bindi rivela la situazione critica mondiale, soffermandosi sugli effetti dei cambiamenti climatici in Italia. 

Si è tenuto il primo febbraio presso l’Accademia dei Georgofili di Firenze, il convegno “Cambiamenti climatici e scenari di rischio”, organizzato dalla stessa, da Ibimet, Cnr e Consorzio Lamma. L’incontro verteva sui cambiamenti climatici come sfida più importante del nostro secolo.

Effetto serra, effetto guerra: migrazioni climatiche in Italia?

Il 25% delle emissioni globali dipende dall’utilizzo del suolo agricolo, dalla deforestazione e da incendi; intervenendo anche su questi elementi si potrebbe ridurre la progressione del riscaldamento globale e limitare o addirittura impedire lo scoppio di conflitti nati per l’accaparramento di terreni coltivabili e risorse. Se non si riducono le emissioni di gas serra, da qui al 2100 i migranti richiedenti asilo nell’Unione Europea triplicheranno, per sfuggire a condizioni di vita sempre più insopportabili.

Scenari climatici: colture a rischio.

Le variazioni climatiche degli ultimi decenni hanno evidenziato i rischi attesi sulle coltivazioni agricole: riduzione delle aree coltivabili, bassa produzione e scarsa qualità. Tali rischi potranno essere ancora più marcati dato che il bacino del Mediterraneo è uno dei luoghi più a rischio per quanto riguarda gli impatti dei cambiamenti climatici. Tali effetti saranno ancora più drammatici se gli aumenti di temperatura saranno quelli previsti dalle stime più pessimistiche (fino a 4°C al 2100). L’intero sistema agricolo sarà quindi sottoposto a cali di produttività, alla diminuzione delle risorse idriche e della fertilità del suolo se non si interverrà con una migliore integrazione delle tecniche innovative, sui metodi di produzione ad esempio riducendo l’utilizzo di fertilizzanti chimici e introducendo varietà colturali più adatte al clima mutato.

Erosione costiera e cambiamenti climatici.

Oggi l’erosione costiera procura danni ingenti dal punto di vista ambientale ed economico. Le cause principali sono legate all’agricoltura, all’eliminazione di boschi, ad opere edili e soprattutto al riscaldamento globale che provoca un innalzamento del livello del mare e di conseguenza il fenomeno dell’erosione delle coste.
Esistono anche cause geologiche e biologiche, ma hanno un impatto minimo rispetto a quelle legate alle azioni dell’uomo. E’ necessario che il nostro Paese, e non solo il nostro, realizzi interventi strutturali con barriere artificiali o con soluzioni tecnologiche eco-sostenibili che difendano le coste. 
Occorre intervenire anche a livello globale, per diminuire l’emissione di gas serra e tenere sotto controllo l’aumento delle temperature in modo che si possano vedere dei risultati anche sul livello del mare.

Sono molte le domande che sono state rivolte al climatologo Pasini e al docente universitario Bindi riguardanti questi temi.

Professor Pasini, dove sta andando il clima del pianeta?

La tendenza globale è quella del riscaldamento: negli ultimi cent’anni la temperatura media del pianeta è aumentata di circa 1° per colpa della produzione di gas serra, che alterano l’equilibrio climatico. Questo innalzamento delle temperature non provoca solamente più calore ma scatena altri fenomeni che portano ad una estremizzazione dei climi ambientali.

Qual è quindi il rischio per l’Italia?

L’ Italia è molto minacciata da questi cambiamenti; negli ultimi cento anni la temperatura è aumentata di 2°C, i mari sono sempre più caldi, fino a sfiorare la soglia per generare tornado. I periodi di siccità sono sempre più frequenti e sempre più lunghi, come i fenomeni temporaleschi improvvisi.

Che cosa è possibile fare per cambiare l’inerzia climatica?

Tutto dipende da noi: dobbiamo ridurre tutto ciò che produce gas serra, non solo per quanto riguarda i carburanti, ma anche un corretto uso del suolo, infatti il 25% delle emissioni globali è dovuto alla lavorazione agricola. La prossima legislatura rappresenta una grande opportunità di cambiamento: una politica decarbonizzata, un rigido rispetto delle norme accettate nell’accordo di Parigi, un incremento della collaborazione tra paesi e l’organizzazione di un piano di formazione sui rischi climatici rivolto a tutte le popolazioni, potrebbero fare la differenza per avere un futuro migliore.

Le domande rivolte a Bindi sono invece incentrate sull’agricoltura.

Qual è l’impatto del clima di oggi sulle principali colture europee ed italiane?

Nel sud del continente europeo gli effetti negativi sono molteplici, come basse rese agricole, modifiche delle fasi di sviluppo delle piante, riduzione delle superfici coltivabili e calo della qualità del prodotto.

Quali sono le misure che l’agricoltura italiana sta usando e userà per adattarsi a questi scenari?

Per prima cosa è necessario puntare su nuove varietà capaci di adattarsi alle nuove condizioni climatiche attraverso il miglioramento genetico, anche se i cambiamenti climatici potrebbero interagire con l’uso di agrofarmaci. Quasi sicuramente insetti, malattie ed infestanti andranno a modificare il loro impatto, con la conseguenza di maggiore aggressività e resistenza delle patologie.

Marco (Carpi)