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Negli ultimi 50 anni sono scomparse dal pianeta circa 300.000 varietà vegetali, e si stima che un quinto circa delle specie vegetali ed animali potrebbe non sopravvivere a lungo. La percentuale di suolo consumato, sull’intera superficie italiana, è il 7,64%. Negli anni ’50 era il 2,7%. Un incremento, a oggi, del 184%, come se avessimo ricoperto una superficie pari, all’incirca, alla Liguria e alle Marche (dati ISPRA). E negli ultimi anni 25 anni l’Italia ha ridotto la superficie agricola utilizzabile ad appena 12,8 milioni di ettari: per la conservazione della biodiversità il ruolo dell’agricoltura è centrale, come testimoniano gli obiettivi strategici europei al 2020. A partire da questa consapevolezza, Fondazione FICO per l’educazione alimentare e alla sostenibilità celebra insieme ad Arpae Emilia-Romagna la Giornata internazionale della Biodiversità, aprendo al pubblico il Frutteto della Biodiversità che Fondazione FICO e Arpae hanno realizzato piantando i gemelli dei patriarchi da frutto e forestali più significativi d’Italia, piante che hanno dimostrato grande resistenza alle avversità climatiche e parassitarie.

Fra le 15 piante scelte fra le varie regioni d’Italia e messe a dimora a Fico ve ne sono alcune da primato nazionale, come il mandorlo più grande d’Italia che si trova a San Giovanni Rotondo in Puglia, con i suoi 4,6 metri di circonferenza misurati a 1,3 mt da
terra e l’età stimata di circa 300 anni. Sotto la sua chioma, a Coppa Cicuta, pascolano ogni giorno le capre. E il pero più grande d’Italia che si trova a San Severino Lucano in Basilicata, con circonferenza di oltre 4 metri e 3 secoli di vita. Ma soprattutto c’è il noce più anziano d’Europa e più grande d’Italia: vive a Poggiodomo in Umbria ed è caratterizzato dalla straordinaria circonferenza di oltre 5 metri che ancora fruttifica. Non poteva mancare il fico della Badia di Cavana nel parmense, anziano oltre 800 anni, ha dimensioni colossali, con una chioma che raggiunge la superficie di circa
300 metri quadrati ed è senz’altro la più vasta del continente. Sempre in Emilia Romagna troviamo il Cipresso di San Francesco, a quota oltre 800 anni: è dimorato nel Convento dei Frati minori di Villa Verucchio a Rimini e si narra sia stato piantato proprio da San Francesco, cui deve il nome.

Il Frutteto è parte della Rete dei Frutteti della Biodiversità realizzata da Arpae
in Emilia-Romagna, prima rete a livello nazionale, che comprende 7 giardini in tutta la regione. Attraverso il Frutteto della Biodiversità si è cercato di dare risposta a un grande interrogativo: che cosa succederà ai nostri frutti e ortaggi antichi quando i nostri contadini più anziani moriranno?

(redazione)